L'ermeneutica.
Il termine ermeneutica, gi usato dai filosofi antichi, significa
essenzialmente arte dell'interpretare (ermeneutik tchne). Il
problema dell'interpretazione emerge quando si ha di fronte un
testo non immediatamente comprensibile o comunque di difficile
comprensione. Nell'ermeneutica un aspetto importante  costituito
dalla precomprensione, formata da quell'insieme di intuizioni,
anticipazioni e ipotesi che agiscono nel soggetto prima della
conoscenza (credenze, tradizioni culturali). La precomprensione,
spesso inadeguata, interagisce con l'oggetto da interpretare in un
dialogo, che costituisce l'essenza dell'ermeneutica e che 
solitamente chiamato circolo ermeneutico. Il tutto deve poi essere
valutato all'interno di una vicenda storica che li condiziona
entrambi.
Rimasta per secoli legata agli studi biblici (e giuridici),
ultimamente l'ermeneutica  ritornata in auge anche in campo
filosofico. Il merito  stato soprattutto di M. Heidegger (1889-
1976), che l'ha intesa come un ripensamento complessivo e radicale
della realt in quanto tale, come un'ontologia. I caratteri della
sua ermeneutica sono stati prima di tutto la linguisticit
dell'essere e l'onticit del linguaggio (le cose sono il
linguaggio che le esprime). La verit  velata, si cela, ma tende
a svelarsi (togliersi il velo) nel tempo-storia, sia pure mai
completamente. Il rapporto soggetto-oggetto non  l'originario
modo del conoscere ed  del tutto inadeguato. Il vero comprendere
non coincide con il conoscere; esso  apertura, ascolto.
Secondo Heidegger nel contesto tragico di perdita-abbandono
dell'essere che costituisce l'attuale situazione della filosofia,
l'ermeneutica-comprensione non si presenta come il risultato di un
processo logico-discorsivo con pretese epistemiche, ma piuttosto
come il risultato di una illuminazione (nesis) (di Heidegger
proponiamo la lettura di 15 brani su: essere esserci angoscia
nulla metafisica fondamento verit  verit ontica e verit
ontologica linguaggio ed essere Nietzsche e il superuomo "La prima
di tutte le domande" la sentenza di Nietzsche "Dio  morto" la
ragione e il pensare la natura metafisica del linguaggio.
Dopo Heidegger un altro filosofo che ha sviluppato l'analisi
dell'approccio ermeneutico  stato H. G. Gadamer (n. 1900). Il
filosofo di Heidelberg  partito dal constatare che il sapere
moderno  stato ridotto a metodo fin dai tempi di Descartes e
questo ha favorito un processo d'impoverimento, di appiattimento e
di semplificazione indebita. Per rimediare a questa situazione
Gadamer si  impegnato a dare una grande importanza all'arte, che
considera un modo dell'autocomprensione umana, un serio
tentativo di approccio alla verit capace di trasformare sia
l'artista, sia chi fruisce dell'opera d'arte. Un altro elemento
che egli rivaluta nelle sue opere  la storia intesa come il
luogo del nostro cammino nel tempo e nel mondo. Noi siamo in
larga misura ci che la storia ci fa essere; non  possibile una
comprensione dell'uomo che non sia anche una comprensione storica
dell'uomo.
Per Gadamer l'ermeneutica non si riduce a scienza
dell'interpretazione, essa ha anche un valore filosofico-
ontologico. Prima di tutto il senso dei fenomeni umani non si d
come oggetto, ma come frutto del circolo ermeneutico fra
l'interpretante e l'interpretato e in questo rapporto il soggetto
interpretante non ha solo una responsabilit di tipo gnoseologico,
ma ontologico (interpretando, d continuamente l'essere).
Ponendosi sempre sulla strada tracciata da Heidegger, egli
sottolinea poi la natura linguistica delle cose, nel senso che
il linguaggio  il luogo dell'incontro con esse,  apertura al
nuovo,  storia. Il linguaggio  attivo, poietico, esso modifica
continuamente sia il soggetto che l'oggetto.
Infine per Gadamer l'ermeneutica ha un primato nelle forme umane
del sapere, perch implica un rapporto nell'alterit e
nell'appartenenza reciproca, nella familiarit e nell'estraneit;
essa si realizza come un dialogo, spesso conflittuale nei modi, in
grado di trasformare gli stessi dialoganti. In questo rapporto
hanno un'importanza fondamentale le pre-condizioni, i pre-giudizi.
Essi non sono menzogne od ostacoli alla verit, ma i modi con cui
noi possiamo rapportarci al vero ed accoglierlo. Attraverso di
essi ci che incontriamo ci dice qualcosa. Ad essi  collegata la
tradizione, anch'essa recuperata in quanto appartenenza dell'uomo
ad una storia (e non ad un ragionamento astratto). Senza la storia
che sta alle nostre spalle, niente sarebbe comprensibile.
Per Gadamer l'importanza del domandare, del dialogo, dell'apertura
 pi grande delle risposte che si possono dare, le quali
esprimono sempre risultati parziali, aperti, superabili; mai
definitivi. Non si tratta di relativismo, ma di continuo
arricchimento; ad una diversit irriducibile fa riscontro la
tendenza all'unit, all'integrazione, alla fusione di orizzonti
(di H. G. gadamer vedi le letture 43, 44, 45 e 46). .
Un altro nome importante dell'ermeneutica contemporanea  P.
Ricoeur (n. 1913). Egli si pone lo stesso obiettivo di Heidegger:
arrivare all'essere; ma ritiene che la via seguita dal filosofo
tedesco non tenga sufficientemente conto delle critiche che sono
state formulate dai filosofi del sospetto (con questa
espressione da lui ideata e ormai universalmente nota, Ricoeur
indica Marx, Nietzsche e Freud). Per questo Ricoeur ritiene sia
necessario percorrere un'altra via, che egli chiama via lunga,
cio l'ermeneutica.
Il testo da interpretare acquista una sua autonoma sia
dall'autore, sia dall'interprete. Il compito dell'ermeneutica
consiste nel cercare nel testo la struttura interna dell'opera e
nel comprendere le possibilit del testo stesso di proiettarsi al
di fuori di s verso il mondo reale, ma anche verso un mondo
possibile.
Per Ricoeur il luogo privilegiato dell'interpretazione  il mito,
le cui caratteristiche principali sono quella di essere regressivo
e progressivo nello stesso tempo, in quanto esso  uno strumento
per la comprensione del passato ed  in grado di anticipare la
nostra avventura spirituale.
Un tema caro a Ricoeur, che riprende dal suo maestro Gabriel
Marcel (v. letture 38, 39 e 40),  quello della vita come un
cammino (un'opera di Marcel ha per titolo Homo viator), nel quale
la ricerca del senso e della meta  un compito fondamentale. Il
cammino della vita  poi contrassegnato dalla sproporzione fra
ci che ci si propone di realizzare e ci che effettivamente si
realizza, dalla fragilit affettiva, dal conflitto.  La vita 
anche un campo di battaglia in cui si scontrano le ermeneutiche
rivali, fra cui quelle del sospetto, orientate verso lo
smascheramento e la demitizzazione. .
